Yēšūa' ישוע

Il Vangelo è dunque storia e, alla luce della storicità di fatti non leggendari, ma realmente accaduti, tenteremo svelare la personalità di Gesù in base al suo comportamento nelle relazioni interpersonali. 
 

Gesù di Nazareth (Betlemme, 7-2 a.C. - Gerusalemme, 26-36 d.C.) è il fondatore e la figura centrale del Cristianesimo, religione che lo riconosce come il Cristo (Messia), figura ancora attesa dalla tradizione ebraica, e Dio fatto uomo. Le parabole costituiscono senza dubbio il cuore della predicazione di Gesù. Al di là del mutare delle civiltà, esse ci toccano ogni volta di nuovo per la loro freschezza e umanità. Si tratta di racconti che partono dalla vita e dalle comuni attività e situazioni quotidiane, e che da parte di Gesù hanno lo scopo di chiamare i suoi ascoltatori a prendere posizione di fronte a lui stesso e al suo insegnamento, cioè ad entrare nel Regno.

Per noi è duro ammettere d'avere un tarlo che corrode tutte le nostre buone intenzioni tanto da non farci essere buoni come pretenderemmo. Noi infatti amiamo vivere forme che si autogiustificano da sole e nella presunzione d'essere sempre o.k. Eppure a livello psicologico chi non ha autostima di se stesso non va lontano anzi si espone ad una vita depressa. Come mettere assieme dunque queste realtà così diverse? Secondo Paolo noi abbiamo il desiderio del bene ma ciò che ci manca è la pratica del bene. E se dunque ci sentiamo a posto è perché allora viviamo più di desiderio che di realtà e cioè di ciò che ci piacerebbe essere credendo di viverlo. 

La Bibbia di Gutenberg (composta sulla base della Vulgata di San Gerolamo) Magonza, 23 Febbraio 1455. Nel 2001 è stata inserita dall'UNESCO nell'elenco della Memoria del mondo.
La Bibbia di Gutenberg (composta sulla base della Vulgata di San Gerolamo) Magonza, 23 Febbraio 1455. Nel 2001 è stata inserita dall'UNESCO nell'elenco della Memoria del mondo.

Ciò che asserisce questo studioso è probabile ?


* Dal vangelo di Paolo... " Infatti, io so che in me, vale a dire nel mio corpo, non c'è niente di buono; perché è vero che ho la volontà di fare del bene, ma mi manca la forza di compierlo. 19 Perché il bene che voglio non lo faccio, mentre ecco che io faccio proprio il male che non voglio ! 20 Quindi, se faccio ciò che non voglio, non sono più io che agisco, ma il peccato, che mi tiene ancora nella sua morsa ! 21 Si ripete allora questa contraddizione: quando voglio fare ciò che è giusto, inevitabilmente finisco per fare ciò che è sbagliato. 22 Per quanto riguarda la mia nuova natura spirituale, amo fare la volontà di Dio, 23 ma c'è qualcos'altro radicato dentro di me, nella mia vecchia natura peccaminosa, qualcosa che è in lotta contro ciò che la mia mente approva, e mi rende schiavo del peccato che è ancora in me. Nel mio intimo voglio essere il servo ubbidiente di Dio, invece mi trovo sempre schiavo del peccato. Vedete qual è la situazione: la nuova vita mi spinge a fare il bene, ma la vecchia natura, che è ancora in me, ama peccare. 24 Povero me ! Chi mi libererà dalla schiavitù di questo corpo, che mi porta alla morte? 25 Ma sia ringraziato Dio ! Tutto è stato compiuto da Gesù Cristo, nostro Signore. È stato lui a liberarmi ! * (Romani 7:18-25)

Una traduzione, per essere degna di tal nome, deve riprodurre fedelmente il contenuto del testo origìnale, chi traduce non deve tradire. La Bibbia è stata scritta in lingue antiche che bisogna conoscere a perfezione; e anche perché gli autori sacri si sono espressi con immagini, modi di dire, simboli... propri del loro tempo e della loro cultura. E' necessaria una conoscenza non comune di storia, costumi, mentalità per poter penetrare il significato esatto di quelle immagini, di quei simboli, di quei modi di dire. Con opere instancabili di valenti biblisti, di uomini coscienziosi, sia cattolici che protestanti, ortodossi, ebrei, indipendenti, sono stati rinvenuti migliaia di codici o frammenti di codici, ossia di testi biblici scritti in tempi assai remoti. Con l'aiuto di questo prezioso materiale e seguendo criteri propri della scienza biblica, gli studiosi hanno assemblato quasi alla perfezione il testo originale della Bibbia, quello uscito dalla penna degli autori. Il testo così recuperato si chiama testo critico. Solo il testo critico greco ed ebraico costituisce il punto di riferimento, vale a dire la norma per giudicare la fedeltà o meno delle traduzioni della Bibbia in qualunque lingua. Le traduzioni che si discostano dal testo critico devono dirsi false. Una delle Bibbie più affidabili a tutt'oggi sembra che sia quella tradotta in greco, ovvero scritta sotto Tolomeo Filadelfo (amico e diadoco di Alessandro Magno, che regnò dal 285 fino alla sua morte nel 246 a.C.) da eruditi ebraici (miticamente 'i Settanta') in Alessandria d'Egitto, capitale dell'ellenismo. Le Chiese ortodosse hanno adottato quella Bibbia in greco. I cattolici, invece, a cominciare da San Girolamo, sono andati a cercarsi il presunto originale ebraico ed hanno preso come originale i testi "masoretici", che sono non soltanto molto più tardi rispetto alla Bibbia greca dei Settanta, (furono raccolti e rielaborati da rabbini nel nono secolo dopo Cristo, sulla base di testi antichi ma comunque risalenti ad almeno il 150 d. C.), ma sono stati ricomposti in polemica col cristianesimo, e dunque tendenziosamente attenuando o oscurando i passi che alludono ad un Messia troppo simile al Nazareno. Gerolamo studiò l'ebraico pagando (a caro prezzo) un giudeo, e la sua nuova Bibbia in latino dall'ebraico è ancor oggi la base delle posteriori Bibbie, anche protestanti. 

Il profeta Isaia avrebbe annunciato la miracolosa nascita di Gesù da una vergine molti secoli prima che il fatto si verificasse. Tuttavia al v. 23 Matteo, nel citare Is 7, 14 sembra commette un errore, oppure forzare di proposito il significato della profezia, utilizzata infatti la parola ebraica 'almah (העלמה) che significa soltanto "giovane donna" o "ragazza" e non è un termine specifico dal quale si possa dedurre che Isaia intese effettivamente alludere ad una vergine che avrebbe dovuto concepire un figlio senza alcun rapporto sessuale. La presenza di 'almah' in Is 7, 14 è confermata sia dal testo ebraico masoretico, corrispondente all'attuale Bibbia ebraica, che dal rotolo 1QIsa rinvenuto a Qumran nella Grotta 1Q, per il quale si rimanda ai capp. 6 e 7 del presente documento. Molti studiosi quindi evidenziano il fatto che se Isaia avesse voluto esplicitamente riferirsi tecnicamente ad una "vergine" avrebbe dovuto utilizzare il termine ebraico bethulah (בתולה) che è specifico in questo senso, e così questa forzatura è rimasta per secoli la prova inconfutabile Cristiana della rivelazione neotestamentaria, ma di fatto oggi priva di fondamento.

Le lettere, anteriori ai Vangeli perché scritte nel periodo che va dal 51 al 65, sono le testimonianze più antiche del Nuovo Testamento e perciò sono significative riguardo alla storicità di Gesù. (La prima lettera ai Tessalonicesi (1Ts) è scritta in greco e, secondo l'ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi, è stata composta da Paolo a Corinto nel 50, rappresentando il più antico testo del Nuovo Testamento). Paolo 5-67 giudeo cresciuto a Gerusalemme, cittadino romano dalla nascita.

L'esegesi biblica moderna è concorde nell'attribuire sicuramente a Paolo le seguenti lettere:

  • Prima lettera ai Tessalonicesi Anni 50-51
  • Prima lettera ai Corinzi                    55-56
  • Seconda lettera ai Corinzi               56-57
  • Lettera ai Galati                                56-57
  • Lettera ai Romani                             57-58
  • Lettera a Filemone                           58-60
  • Lettera ai Filippesi                            56-57

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Non tutti gli esegeti sono concordi nell'attribuire le seguenti:

  • Seconda lettera ai Tessalonicesi
  • Lettera ai Colossesi
  • Lettera agli Efesini

C'è molta incertezza invece nell'attribuire le seguenti:

Prima lettera a Timoteo

Seconda lettera a Timoteo

Lettera a Tito

(Il Vangelo più antico Marco 68-73 d.C. - Atti anni 60-90)