Alberto Sordi * Ad perpetuam rei memoriam *

Il principio...

La Hollywood sul Tevere

L'inaugurazione di Cinecittà (1937).

I grandi stabilimenti di via Tuscolana, voluti dal fascismo, stavano per diventare l'ottavo colle di Roma. La città stessa si preparava a diventare un gigantesco set cinematografico. “Al pari dell'impero romano - osservano Hank Kaufman e Gene Lerner, due giovani giornalisti americani arrivati a Roma nel 1953 - Hollywood sul Tevere stese i suoi tentacoli in lungo e in largo. Di fatto non ci fu territorio, stato o continente che evitasse di essere sfruttato o trascinato in una avventura euforica che mirava a sedurre un pubblico di massa e a conquistare mercati mondiali per mezzo di produzioni e coproduzioni sempre più grandiose e sempre più costose che scaturivano da Roma”. Era stato proprio Tyrone Power il primo divo americano a mettere piede nella città del cinema, nel 1948, come protagonista del film Il principe delle volpi, diretto da Henry King e prodotto da Darryl F. Zanuck per la 20th Century Fox, storia in costume sulla vita di Cesare Borgia, il duca Valentino, contro il quale si ribella il principe Orsini, causa l'amore per una bella castellana. Il divo rimane incantato da Roma, al punto di promuoverla a set del suo splendido matrimonio. E’ il 28 gennaio 1949 via dei Fori Imperiali a Roma. Già di buona mattina la strada è gremita di gente. Fra qualche ora nella chiesa di Santa Francesca Romana un divo dello schermo americano, Tyrone Power, si appresta a sposare Linda Christian. Per la stampa si tratta del "secondo matrimonio del secolo": il primo è stato quello di Elisabetta d'Inghilterra. Tyrone per la cerimonia indossa un abito di Caraceni; Linda, quando entra in chiesa alle ore 10.30, ha uno "strascico" della lunghezza di sette metri, due più dell'abito di Elisabetta. All’uscita dalla chiesa i due sposi trovano una folla davvero imponente ad attenderli, tanto da mettere a dura prova il servizio d'ordine composto da guardie municipali e carabinieri a cavallo. Con grande difficoltà il corteo di auto, scortato da una staffetta di motociclisti, riesce a farsi largo tra la folla per raggiungere San Pietro, dove il Santo Padre attende gli sposi per un'udienza. Al matrimonio è stato invitato il commendator Marconi, presidente di Cinecittà. Ha conosciuto Tyrone Power un anno prima, a Roma, per l'inaugurazione dei teatri di posa Scalera. Certo il commendator Marconi non poteva immaginare che quello sarebbe stato il felice debutto di un rapporto intensissimo, che avrebbe caratterizzato tutto il quindicennio successivo, fra la città di Roma e il cinema americano. Dopo quello fra Tyrone Power e Linda Christian si sarebbe celebrato un altro più proficuo matrimonio, questa volta di celluloide, che avrebbe dato alla luce la stagione della "Hollywood sul Tevere". L’altra grandiosa produzione americana a sbarcare in via Tuscolana è, subito dopo, Quo Vadis? di Mervyn Le Roy. Siamo nel 1950, e la Metro Goldwyn Mayer decide di produrre un grande film in costume sulla Roma antica, tratto dall'omonimo romanzo di Henrik Sienkiewicz. Il film è ambientato durante il regno di Nerone: è una storia di un amore "impossibile" tra il romano Marco Licinio e la bella schiava cristiana Licia. Con Quo Vadis? i grandi divi dello schermo mettono per la prima volta piede a Cinecittà. Gli interpreti del film sono Robert Taylor, Deborah Kerr e Peter Ustinov, che interpreta Nerone. Non nasconde la sua soddisfazione per la nuova gloriosa stagione di Cinecittà lo speaker della Incom, mentre mostra l’allestimento delle scenografie del film. Nel 1952 in una cornice romana di incanto, viene girato quello che si può considerare il vero e proprio manifesto della Roma hollywoodiana: Vacanze romane di William Wyler, prodotto dalla Paramount Pictures. Una giovane principessa in missione diplomatica a Roma (Audry Hepburn), conosce per caso un simpatico giornalista (Gregory Peck). Il giornalista squattrinato, scoperto che la giovane affascinante è una principessa, spera di guadagnare un po' di denaro con uno scoop, ma l'amore manda in frantumi il progetto. Una Roma splendente e ancora lontana dal caos fa da cornice alla storia d’amore. I divi di Hollywood si ambientano volentieri nella capitale. Il 1954 per Cinecittà è un anno molto impegnativo. Gli americani sono presenti in grandi forze; oltre a La contessa scalza di Joseph Leo Mankiewicz, con Ava Gardner si girano altri tre film: Elena di Troia di Robert Wise, Tempo d'estate di David Lean e Tre soldi nella fontana di Jean Negulesco. Ma i divi lavorano anche per le produzioni italiane: Kirk Douglas nel 1954 è impegnato nella lavorazione di Ulisse di Mario Camerini, mentre si avvia la realizzazione di un kolossal con la partecipazione dell’Italia: Guerra e pace. A dirigere il film tratto dall'omonimo romanzo di Tolstoj viene chiamato il grande King Vidor, ma la sceneggiatura è messa a punto da una squadra italiana di tutto rispetto, composta da Mario Camerini, Ennio De Concini, Gian Gaspare Napolitano, Ivo Perilli e Mario Soldati. I dialoghi per l'edizione americana sono riadattati dallo stesso Vidor con la collaborazione dello scrittore Irwin Shaw. La Paramount, che produce il film, dà l'incarico a Mario Soldati di dirigere le scene di battaglia e a Nino Rota quello di comporre le musiche. Nel cast di Guerra e pace figurano Audrey Hepburn, Mel Ferrer, Henry Fonda, Vittorio Gassman e una giovane attrice svedese che avrebbe attirato l'attenzione di Federico Fellini: Anita Ekberg. Il film è salutato come un evento: la prima italiana si tiene al Teatro dell’Opera alla presenza del presidente  Gronchi. Ormai si girano ogni anno una media di tre film americani. Nel 1957 per la prima volta giunge John Wayne. Nei panni di uno scopritore di tesori di antiche civiltà, è protagonista, accanto a Sophia Loren e Rossano Brazzi, di Timbuctù, di Henry Hathaway, produzione United Artists. Grande curiosità suscita poi la presenza di una stella degli spettacoli acquatici, Esther Williams, interprete di Vento di passioni, di Richard Wilson, prodotto dalla Universal. Ovviamente il film è ambientato nell'acqua, in un'isola sperduta del Mediterraneo (ma lo scoop del nostro cinegiornale rivela che la sirena americana non sa nuotare). Il vero evento dell'anno è tuttavia Addio alle armi, tratto dal capolavoro omonimo di Ernest Hemingway, per la regia di Charles Vidor. Rock Hudson e Jennifer Jones sono i protagonisti di una vicenda ambientata in Italia durante la Grande Guerra, una tormentata storia d'amore fra un soldato americano e una crocerossina inglese. Il soldato per amore diserterà, seguendo la donna in Svizzera, ma il loro idillio sarà interrotto dalla morte della donna. Nel 1958 è la volta di un nuovo kolossal in costume: Ben Hur. La Metro Goldwyn Mayer ha scelto per soggetto il libro omonimo di Lew Wallace, e per dirigere il film la scelta è ricaduta su William Wyler. Ben Hur, che ha per protagonista Charlton Heston, sarà sempre ricordato per il duello finale fra il principe giudeo condannato alle galere, ora libero, che sfida e uccide il traditore in una mortale corsa di bighe mozzafiato. Mancava ancora Clarke Gable all'appuntamento romano. Arrivò nel 1959, per girare La baia di Napoli, nelle vesti di un avvocato americano giunto nella città campana per conoscere il figlio del fratello morto in un incidente d'auto. La bella zia di cui l’avvocato finisce per innamorarsi è interpretata da Sophia Loren, che quello stesso anno gira a Cinecittà La ciociara di Vittorio De Sica, l’interpretazione che le frutterà l’Oscar. Nel 1961 Joseph Leo Mankiewicz  è di nuovo a Roma  per dirigere Cleopatra, l'ennesimo kolossal con una delle più affascinanti dive americane del momento: Elizabeth Taylor. Accanto alla Taylor c'è Richard Burton; la coppia, perennemente sotto i riflettori della cronaca, si fa notare per la sua assenza alla prima newyorkese. Il film è lunghissimo: la versione originale è di 243 minuti, ma per il mondo ne gireranno copie di ogni durata, tagliate a seconda delle esigenze locali. La United Artists girerà poi a Cinecittà anche il primo film della fortunata serie della Pantera rosa, invenzione del genio comico di Blake Edwards. Anche Frank Sinatra sbarca a Roma nel 1964, per girare un film di guerra, Il colonnello Von Ryan, prodotto dalla 20th Century Fox e diretto da Mark Robson. Un colonnello americano prigioniero in Italia sta per essere trasferito in Germania, ma riesce ad impadronirsi di un treno e a salvare la vita di tutti i deportati. Pagherà l'eroico gesto con la vita. Un secondo film viene girato a Cinecittà nel 1964: Il tormento e l'estasi, sulla vita di Michelangelo Buonarroti: una produzione 20th Century Fox, diretto da Carol Reed e interpretato da Charlton Heston e Rex Harrison. Sono le ultime produzioni di una stagione in via di esaurimento. Con il 1965 si chiude la Hollywood sul Tevere: quindici anni irripetibili in cui gli stabilimenti romani hanno ospitato il grande cinema americano, attori italiani e star di Hollywood hanno lavorato fianco a fianco, e in cui la capitale italiana ha assunto ancora di più le dimensioni del mito. Ma forse il segno più evidente lasciato dagli americani è la passione per le produzioni faraoniche: un kolossal alla vecchia maniera come La Bibbia di John Huston sarà prodotto questa volta da Dino De Laurentiis.

* Un documento d'epoca *

Il Tevere bagna Hollywood... I colossal a Roma.

Americani a Roma, 1950-1970

Provate a riconoscerli tutti !

Antologia

Nel 1947, tre anni dopo la liberazione di Roma, venne girato nei studi di Cinecittà il primo film del dopoguerra: Cuore di Duilio Coletti. Nel 1948 arrivò il primo film americano, Il principe delle volpi della 20th Century Fox. Negli anni cinquanta avvenne l'esplosione di Cinecittà con le produzioni americane: nel 1951 venne girato Quo vadis? di Mervyn LeRoy e nel 1959 Ben Hur di William Wyler, tutti film del genere peplum e soprannominati "sandaloni" dalla manovalanza locale. Tale boom ebbe origine dalla competitività economica degli studi romani chiamati in seguito anche "la Hollywood sul Tevere", complice anche un'apposita legge che non consentiva ai produttori stranieri di esportare i guadagni realizzati in Italia, obbligandoli di fatto a reinvestire in loco. Il successo delle produzioni americane introdusse nella società romana degli anni cinquanta, ancora assai provinciale e paludata, mediamente sonnolenta e discretamente ipocrita, fenomeni di sociologia e mondanità "moderne" quali il divismo, i parties, i fotografi invadenti (che a Roma si chiamarono "paparazzi"), i night club etc. La dolce vita fu il film simbolo di questa evoluzione.

A Cinecittà sono stati girati più di 3000 film, 90 dei quali hanno ricevuto una candidatura all'Oscar, di cui ben 47 hanno vinto la prestigiosa statuetta. Celebri registi, nazionali e internazionali, vi hanno lavorato: da Federico Fellini a Francis Ford Coppola, da Luchino Visconti a Martin Scorsese.

Un set recente di Cinecittà.

Una via dell'antica Roma.

Federico Fellini... 5 Oscar, 23 film.

Nello studio 5 di Cinecittà il regista ha girato tutti i suoi film, tranne l'ultimo, La voce della luna.

* L'attore e il suo regista *

Fellini e Alberto Sordi nel film "Il tassinaro" - 22 Dicembre 1983.

Souvenirs cinematografici.

Il western di Sergio Leone in mostra.

Sergio Leone è stato regista di Il colosso di Rodi; Per un pugno di dollari; Per qualche dollaro in più; Il buono, il brutto, il cattivo; C'era una volta il West ...

Pausa caffè...

Una Vespa che sfreccia lungo le strade di Roma, una principessa che desidera una vita normale e un uomo gentile, affascinante, d'altri tempi: Vacanze Romane è uno dei film più romantici della storia del cinema, capace di far sognare ancora oggi e che ha consacrato due icone del grande schermo, Audrey Hepburn e Gregory Peck.

La ROMA di Vacanze Romane... oggi - (1953 - 2011)

Alcune location del film : Bocca della verità, Piazza Bocca della Verità, Chiesa di Santa Maria in Cosmedin ; Caffè Rocca, Piazza della Rotonda e Pantheon ; Castel Sant'Angelo ; Fontana di Trevi ; Piazza Venezia ; Piazza di Spagna ; Chiesa di Trinità dei Monti, Scalinata di Trinità dei Monti ; Colosseo ; Fiume Tevere ; Via Margutta 51 (La casa in cui Joe ospita la principessa Anna) ; Via dei Fori Imperiali ; Via della Stamperia 85 (dove si trova il negozio del barbiere che taglia i capelli della principessa) ; Palazzo Colonna - Galleria (sequenza finale della conferenza stampa della principessa) ; Palazzo Brancaccio - Stanza da letto della Principessa da cui poi lei scappa. Uscito nelle sale statunitensi nell'agosto 1953, il film ebbe un grande successo di pubblico e di critica, rendendo famoso lo "stile" di Audrey Hepburn che, dopo poco tempo, verrà pubblicizzato e seguito da tutte le riviste di moda del mondo, grazie alle splendide e note immagini del fotografo di scena Augusto Di Giovanni. Il film incassò in tutto il mondo 12.000.000 di dollari.

" Vacanze romane " - Le riprese della pellicola iniziarono nell'estate del 1952 e terminarono nel settembre dello stesso anno. Costato 1.500.000 dollari, il film venne prodotto dalla Paramount che inizialmente aveva pensato di affidare la regia a Frank Capra. Il ruolo di Joe Bradley era stato proposto a Cary Grant, che aveva rifiutato affermando di essere troppo vecchio per recitare un ruolo sentimentale accanto ad Audrey Hepburn. Grant reciterà però a fianco della Hepburn nel 1963, in Sciarada (Charade). Per il ruolo della principessa Anna, invece, i produttori avevano preso in considerazione Elizabeth Taylor.

Durante le scene girate in esterni assistettero alle riprese migliaia di romani. Gregory Peck racconta che, dopo ogni scena, Wyler ascoltava le reazioni della gente. Se sentiva dire "giratela un'altra volta" lo faceva, se sentiva commenti come "questa è buona" si fidava del pubblico e teneva la scena.

Per le strade di Roma...

La famosa Vespa degli anni '50.

Audrey e Gregory in posa per i fans.