* Gesù di Nazareth (Betlemme, 7 a.C.-2 a.C. – Gerusalemme, 26-36) è il fondatore e la figura centrale del Cristianesimo, religione che lo riconosce come il Cristo (Messia), figura ancora attesa dalla tradizione ebraica, e Dio fatto uomo. Le parabole costituiscono senza dubbio il cuore della predicazione di Gesù. Al di là del mutare delle civiltà, esse ci toccano ogni volta di nuovo per la loro freschezza e umanità. Si tratta di racconti che partono dalla vita e dalle comuni attività e situazioni quotidiane, e che da parte di Gesù hanno lo scopo di chiamare i suoi ascoltatori a prendere posizione di fronte a lui stesso e al suo insegnamento, cioè ad entrare nel Regno.*

* GESU' di Nazareth * - 1977

Gesù di Nazareth è uno sceneggiato televisivo diretto da Franco Zeffirelli, sulla vita di Gesù Cristo così come tramandata dai Vangeli, con alcune aggiunte tratte dai testi apocrifi. Dall'Annunciazione fino alla passione, morte e Resurrezione. Venne trasmesso su Rai 1 in sei puntate, messe in onda per la prima volta dal 27 marzo al 24 aprile 1977. Il film presenta scene girate prevalentemente in varie località del Marocco e Tunisia, fra cui si ricordano: Ait Benhaddou, Ouarzazate e Durango (Messico); Monastir e Sousse (Tunisia).

* Questo sceneggiato è stato una delle più spettacolari produzioni televisive degli anni '70, è un'opera possente, nella quale la vita di Gesù Cristo viene narrata secondo i Vangeli ed i canoni tradizionali, pur con integrazioni e rimandi ad alcuni episodi tratti dai Vangeli apocrifi. E' un pezzo di storia della televisione ed un kolossal capace di segnare ogni tipo di pubblico grazie alla capacità di contenere diverse chiavi di lettura, essendo una visione imponente di duplice valenza storica.*

* Gesù che non abbiamo più dimenticato... Interpretato dall'attore inglese Robert Powell.*

* I suoi insegnamenti *

Dalla lettera ai Romani : * Infatti, io so che in me, vale a dire nel mio corpo, non c'è niente di buono; perché è vero che ho la volontà di fare del bene, ma mi manca la forza di compierlo. 19 Perché il bene che voglio non lo faccio, mentre ecco che io faccio proprio il male che non voglio ! 20 Quindi, se faccio ciò che non voglio, non sono più io che agisco, ma il peccato, che mi tiene ancora nella sua morsa ! 21 Si ripete allora questa contraddizione: quando voglio fare ciò che è giusto, inevitabilmente finisco per fare ciò che è sbagliato. 22 Per quanto riguarda la mia nuova natura spirituale, amo fare la volontà di Dio, 23 ma c'è qualcos'altro radicato dentro di me, nella mia vecchia natura peccaminosa, qualcosa che è in lotta contro ciò che la mia mente approva, e mi rende schiavo del peccato che è ancora in me. Nel mio intimo voglio essere il servo ubbidiente di Dio, invece mi trovo sempre schiavo del peccato. Vedete qual è la situazione: la nuova vita mi spinge a fare il bene, ma la vecchia natura, che è ancora in me, ama peccare. 24 Povero me ! Chi mi libererà dalla schiavitù di questo corpo, che mi porta alla morte? 25 Ma sia ringraziato Dio ! Tutto è stato compiuto da Gesù Cristo, nostro Signore. È stato lui a liberarmi ! * (Romani 7:18-25)

* Un giovane, nudo, con Gesù nell'orto degli Ulivi *

Un dipinto raffigurante la scena narrata dall'evangelista Marco.

Il capitolo di Marco 14:51-52 un passo che da sempre è stato ignorato e non si è mai voluto spiegare se non come ipotesi della presenza di Marco al seguito di Gesù. Il problema è che se il vangelo scritto da Marco viene dettato da Pietro, come sostiene la chiesa cattolica, l'interpretazione ufficiale appare artificiosa e pretestuosa e pare che tenda a nascondere una diversa dottrina.  "...tutti fuggirono. Vi fu però un giovane che lo seguiva avvolto in un lenzuolo sul corpo nudo. Lo presero. Ma lui lasciato il lenzuolo scappò via nudo". Cosa facesse un giovane nudo (non ci sarebbe stato motivo di sottolineare la sua nudità !) di notte nell'orto con Gesù al momento della cattura ? Forse, indicato dall'evangelista per far combaciare l’avvenuto arresto di Gesu' con la profezia tratta dal Libro di Amos: “Il più coraggioso fra i prodi, fuggirà nudo in quel giorno, dice l’Eterno”. Ed il più coraggioso che era stato fino all’ultimo accanto al Maestro, era proprio quel giovane, oppure, siamo tentati a pensare con una certa maldicenza, che sia un'iniziativa personale di Marco che desiderava affermare le predilezioni sessuali di Gesù per estenderle a tutto il cristianesimo. Questo episodio non viene riportato da nessun altro evangelista, ed è sintomatico... ci appare come testimonianza di come fosse importante, per le idee religiose di Marco e di Pietro, attribuire la pratica, seppur solo accennata, al Gesù di cui stavano scrivendo.

* L'evangelista Marco *

L’evangelista Marco nel suo racconto della passione di Gesù (14,51-52) racconta... " Un giovane lo seguiva, coperto soltanto con un lenzuolo; e lo afferrarono; 52) ma egli, lasciando andare il lenzuolo, se ne fuggì nudo.*

* Un'altra versione della bibbia (tradotta da Giovanni Diodati) , descrive anche la qualità di questo lenzuolo: «avvolto in un panno lino...». La particolarità di questo tessuto era la sua finezza; pertanto egli non sembra essere equipaggiato adeguatamente alle condizioni atmosferiche perché quella notte faceva particolarmente freddo.

Tale episodio viene riportato solo in Marco e questo giovinetto compare così nel mezzo di una scena importante qual è l'arresto di Gesù, caratterizzata dalla fuga dei suoi discepoli, fatta eccezione per questo giovane che continuava a seguirlo, nudo e coperto solo da un lenzuolo. Desta curiosità la presenza di questo giovane nel vangelo di Marco, anche perché l'episodio non è riportato dagli altri evangelisti. C'è chi ha notato la somiglianza tra il giovane che sfugge alla cattura lasciando la sua bianca veste, con il giovane con una bianca veste che annuncia la risurrezione alle donne nel sepolcro. Un interpretazione che riusciamo ad immaginare è quella in cui l'evangelista Marco ci vuol comunicare che Gesù viene lasciato completamente solo da chi aveva creduto in lui e persino i fanciulli, che Gesù indicava come esempio per entrare nel Regno di Dio, scappano (rimanendo vergognosamente nudi, un po' come si sarebbero dovute sentire le persone che credevano in Gesù quando mancavano di fede), nel momento più buio lasciando il Messia da solo e creando, dal punto di vista narrativo, un'atmosfera di desolazione e nel contempo di vergogna. Sembra possibile che Marco volesse comunicare un messaggio di questo tipo ? E il giovane con  una bianca veste che annuncia la risurrezione alle donne nel sepolcro ? E' possibile, quantomeno ipotizzare, che l'identità dei due giovani sia la stessa. Il giovane che era scappato potrebbe essere, secondo il racconto di Marco, proprio lo stesso giovane che si reca al sepolcro e crede per primo alla resurrezione del Signore dicendo alle donne di andare ad aspettare Gesù in Galilea. Il primo ad accogliere Gesù risorto, in un segno inequivocabile dell'avvicinarsi del Regno di Dio, è proprio quel giovane che era scappato e che, dopo aver titubato, ha creduto. L'ultimo ad averlo abbandonato è stato il primo a vedere la sua resurrezione. Una ulteriore ipotesi  potrebbe essere che i due giovani potrebbe essere, in realtà, una sola figura in qualche modo angelica o divina, ma questo non convince affatto, perchè da quanto ne sappiamo gli angeli nella bibbia sono figure che testimoniano la potenza di Dio e vederne uno scappare nudo alla vista dei Romani, sembra fuori da qualsiasi contesto. L'apostolo Matteo  che pur conosceva il testo di Marco, davanti al sepolcro mette un angelo che annuncia la resurrezione, forse per questo decide di tralasciare l'episodio del giovane, che aveva perso il suo significato. La tradizione aveva riconosciuto nel giovane dalla veste bianca, un angelo. L'apostolo Marco non sapeva scrivere e la persona che ha scritto per lui, non era un testimone oculare, dobbiamo pensare che abbia inserito una "firma" dichiarandosi (in maniera molto, molto velata) come testimone in uno dei passi più importanti della vita di Gesù. Sembra improbabile, oltre che disonesto. Oltretutto se fosse stato un testimone oculare la cosa più semplice e soprattutto utile dal punto di vista di divulgazione del Vangelo sarebbe stato dichiararlo esplicitamente nel vangelo stesso. Considerando ciò che ha scritto l'apostolo, destinato a comunità fatte soprattutto di gente umile, porta a pensare che l'artificio letterario menzionato sarebbe stato un po' sprecato e fuori luogo, oltre che compreso da pochissimi e, se non compreso, destinato a creare più che altro dubbi (Tanto che per evitare qualsiasi problema Luca e Matteo non lo citano), e contrasta un po' con il resto del vangelo, che è il più corto, il più "asciutto" e che va dritto al punto informando il lettore di tutte le informazioni di cui l'apostolo dispone. Entrambi i giovani compaiono e scompaiono dalla narrazione in maniera abbastanza repentina ed enigmatica. Nel primo caso (la fuga) ci sarebbe una pretesa storica di testimonianza oculare da parte del giovane (e quindi di autorità della tradizione), nel secondo caso (annuncio della risurrezione) una simbologia per cui lo stesso giovane è colui che per primo annuncia il sepolcro vuoto, la risurrezione ed il vangelo (in fondo, le donne sono descritte mentre scappano senza dire niente a nessuno). Concludendo, non si pensa che l'evangelista Marco sia un disonesto, crediamo che abbia riportato fedelmente la forma che aveva raggiunto la tradizione orale dell'epoca del suo gruppo. Sarebbe disonesto solo nel caso attribuisse a se stesso una testimonianza oculare, ma dato che l'evangelista non lo afferma da nessuna parte non possiamo neanche sapere, con certezza, il fanciullo chi fosse, come pure se siamo incorsi in un flash back erotico del narratore.

* Un nudo giovinetto * - by G. Ravasi

Un dipinto che raffigura l'episodio.

Sotto gli ulivi c’è un agitarsi frenetico: poliziotti in assetto di assalto, una folla esagitata con armi vere e improprie, uomini che fuggono e al centro lui, la causa del tumulto, il predicatore e guaritore Gesù di Nazaret. A un certo punto l’obiettivo, che sta seguendo questa vicenda per poi travasarla in un racconto, si arresta su una scenetta marginale. Nella confusione generale si intravede, forse sotto il bagliore delle fiaccole o della luna, «un ragazzo che aveva addosso solo un lenzuolo». Subito egli tenta di scappare, ma le guardie lo afferrano. «Egli, però, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via nudo». A ritrarre questo quadretto un po’ comico in un contesto così drammatico è l’evangelista Marco nel suo racconto della passione di Gesù (14,51-52). La domanda è spontanea: perché introdurre in un momento di così alto pathos una notazione marginale e curiosa? Un commentatore del Vangelo marciano (e, con lui, molti altri) non ha avuto esitazione nello spiegare che si tratta di «quello che avviene in alcuni quadri celebri, quando c’è la tentazione da parte dell’autore di raffigurarsi in margine. Marco ha messo qui la sua firma». Questa giustificazione è suggestiva, anche perché appellerebbe a una sorta di testimonianza oculare: in tale linea alcuni esegeti hanno, invece, ipotizzato che Marco rimandasse a un altro testimone, un giovane che avrebbe poi narrato la sua esperienza in quella notte cupa e carica di tensione. Ma, ben sapendo che gli evangelisti non vogliono solo narrare una cronaca ma interpretare gli eventi alla luce delle Scritture, alcuni studiosi hanno adottato un’interpretazione simbolica, per cui l’episodio sarebbe una ricomposizione sceneggiata di un passo del profeta Amos che, in un suo oracolo di giudizio divino su Israele, affermava: «In quel giorno il più coraggioso fra i prodi fuggirà nudo!» (2,16). In questo modo si attribuirebbe all’evento dell’arresto di Gesù una qualità escatologica, come intendeva il profeta usando la locuzione «in quel giorno», cioè un’allusione alla fine dei tempi, alla pienezza della storia umana. Anche Cristo aveva usato un’immagine analoga nel discorso detto appunto “escatologico”: «Chi si trova nel campo non torni indietro a prendersi il mantello» (Marco 13,16). Queste spiegazioni a noi sembrano un po’ vaghe e persino artificiose. È per altra via che l’evento storico, probabilmente autobiografico, acquista un significato ulteriore trascendente. Forse in filigrana l’evangelista intravede in quell’episodio concreto un’anticipazione simbolica della vicenda dello stesso Cristo. Infatti, Gesù alle guardie che lo stanno arrestando dice: «Ogni giorno ero in mezzo a voi nel tempio a insegnare e non mi avete afferrato (kratéin in greco)» (14,49). Anche del giovane si racconta che «lo afferrarono » (in greco kratéin). È, però, ulteriormente significativo il termine greco che indica il “lenzuolo”: è una sindóna, cioè la stessa “sindone- lenzuolo” che avvolgerà il corpo di Cristo morto (15,46). E non c’è bisogno di ricordare che anche Gesù nella risurrezione “lascerà cadere” quel lenzuolo e “fuggirà via” nella vita gloriosa (Giovanni 20,5-7). Questa serie di ammiccamenti tematici può essere difficile da comprendere nelle nostre modalità narrative.   (Gianfranco Ravasi, Cardinale arcivescovo e biblista.)

* Spigolature sul vangelo di Marco *

Lettera di Clemente a Theodore che parla del vangelo segreto di Marco, sulla base della testimonianza di Morton Smith, delle fotografie da lui scattate della lettera del monaco settecentesco.

L’evangelista Marco ci parla nel suo vangelo di una figura misteriosa, menzionata di sfuggita in una sola ricorrenza, che fa la sua comparsa durante la cattura di Gesù. Parliamo del “giovinetto che fuggì via nudo”, un ragazzo coraggioso che, quando vede avanzare i soldati Romani e le guardie del sommo sacerdote con l’intento di prelevare Gesù, al contrario di tutti i discepoli, i quali si dileguano abbandonando il maestro, decide di rimanere al fianco  di Gesù, affrontando le guardie e fuggendo via solo dopo essere riuscito a liberarsi dalla cattura, abbandonando nell’impeto della fuga l’unico drappo vestiario che aveva indosso. Il passo è molto simile a un episodio contenuto nel vangelo segreto di Marco, nel quale si parla della risurrezione di un giovinetto nella città di Betania. Grazie a una analisi comparata tra i vangeli, scopriamo che il giovinetto risorto di cui si parla nel vangelo segreto di Marco è lo stesso Lazzaro menzionato nel vangelo di Giovanni: infatti entrambi gli episodi avvengono nella città di Betania e in entrambi i casi è la sorella del risorto a pregare Gesù di risvegliare il fratello; infine, dopo la risurrezione del morto, Gesù si reca a casa loro a mangiare. Il vangelo segreto di Marco introduce alcuni dettagli rispetto alla narrazione dell’evangelista Giovanni: in esso si racconta che il giovinetto era già vivo quando Gesù arrivò presso la tomba e che, dopo la cena, Gesù gli chiese di indossare un lenzuolo sul corpo nudo e di trascorrere con lui quella notte. E' possibile che la “risurrezione” di Lazzaro fosse in realtà un rito iniziatico molto comune in quell’epoca, nel quale l’iniziato veniva chiuso vivo dentro una tomba per quattro giorni senza cibo né acqua e avvolto da bende funebri; infine egli veniva liberato dalla tomba come “risorgesse”, metaforicamente, a nuova vita. Sebbene alcuni studiosi sospettino che il vangelo segreto di Marco non sia autentico, è possibile trovare un collegamento diretto tra la figura di Lazzaro descritta nel vangelo di Giovanni e la figura del “giovinetto che fuggì via nudo” di cui ci parla l’evangelista Marco. Difatti la parola greca utilizzata per descrivere il “lenzuolo” che vestiva il giovane è sindon, da cui l’italiano “sindone”: si trattava quindi di un panno funebre, lo stesso che indossava il risorto Lazzaro secondo il vangelo di Giovanni e il vangelo segreto di Marco. Il “discepolo che Gesù amava” era proprio il risorto Lazzaro, presente con il messia cristiano durante l’ultima cena (nella quale adagia la sua testa sul petto di Gesù), durante la crocifissione, la risurrezione, l’apparizione e l’ascensione in cielo. Dunque il“giovinetto che fuggì via nudo” presente all’arresto di Gesù era forse il risorto Lazzaro, che al momento della risurrezione e dell’arresto di Gesù risultava essere appena un giovinetto in età adolescenziale ? E per quale motivo egli, al contrario dei fedelissimi apostoli di Gesù che fuggirono via terrorizzati, nonostante la sua giovane età fu l’unico a non fuggire dinanzi all’orda di soldati Romani che avanzava? Questo brano  ha poco a che fare con il resto della narrazione, e ha dato origine a diverse interpretazioni. Secondo alcuni commentatori, si tratta di un estraneo, che viveva nei pressi del giardino e che uscì a vedere cosa succedeva dopo essere stato svegliato dal rumore (14:46-49). Tale brano è stato comunque oggetto di varie speculazioni, pur senza alcuna prova a riguardo, e si è anche supposto che il giovane fuggito nudo potesse essere - tra gli altri - lo stesso evangelista Marco o Giovanni di Zebedeo o Giacomo il fratello di Gesù o un angelo o Gesù stesso o "un omosessuale che era venuto per un incontro privato con Gesù" (e per questo era nudo, coperto con un lenzuolo di lino). I Vangeli, incluso il vangelo di Marco, mostrano numerosi segni di un’osservazione diretta e di fonti scritte, le quali fonti potrebbero essere state scritte proprio mentre Gesù era in vita e predicava in Galilea. In più, molti studiosi giudei ormai credono che i Vangeli preservino tradizioni accurate su Gesù  da parte di persone che lo videro e ascoltarono in prima persona. C’è stata una vera e propria rivoluzione nella conoscenza accademica del Nuovo Testamento negli ultimi 20 anni, eppure solo pochi esperti nei media sembrano esserne a conoscenza. Il nuovo Testamento è stato modificato più e più volte ad uso e consumo del Cristianesimo, secondo le esigenze dell’epoca e libri fondamentale di immenso valore storico sono stati fatti sparire dalla chiesa, che da sempre conosce la verità di quei fatti. Ogni cristiano, dovrebbe sentire il dovere morale per se e per chi lo circonda, di approfondire questo tema profondo che ha condizionato l’intera umanità fin dai primi secoli d.C. Ormai, grazie all’archeologia moderna, alla scienza, allo studio approfondito dei Vangeli e di tutti i libri storici provenienti da quell’epoca, compresi i nuovi reperti scritti in rotoli e pergamene antiche, conosciamo praticamente tutto (o quasi) delle origini della religione cristiana. Le nuove scoperte stanno facendo riflettere gli esperti su come il ritratto di Gesù di Nazareth dipinto nei Vangeli possa essere molto più plausibile delle elaborate ricostruzioni create dagli scettici accademici negli ultimi 150 anni. In altre parole, il Nuovo Testamento potrebbe essere più vero di quanto gli studiosi pensassero un tempo… e Gesù di Nazareth, al posto di essere stato dipinto in modo esagerato nei Vangeli, potrebbe in realtà essere una figura di ancor maggior rilievo… e ancora più interessante di quanto si possa immaginare.

* Il mio GESU' *

* Gesù e il ragazzino * - by D'Auria Alberto - Gesù secondo Freud -

Il manifesto choc comparso il 16-12-2019 al museo Macro di Roma nell'ambito di una serie di poster affissi all'esterno del polo. Ivi si legge "Ecce Homo" e, subito in basso in piccolo, "Erectus". Hogre, ritenuto l'autore, fu anche accusato di 'offesa alla religione dello Stato'.

* Da Giov. 18:6 «Appena [Gesù] disse loro: “Sono io”, indietreggiarono e caddero a terra». Ora, potrebbe sembrare assurdo che delle guardie preposte e avvezze alle catture, appena sentono: «Sono io», cadano a terra. Ma non è così se si tiene conto che erano guardie ebraiche del Tempio: conoscevano molto bene il Vecchio Testamento, laddove con l’Io sono si qualificava l’aseità  unica ed eterna di JHWH. In realtà, secondo una traduzione più precisa, le guardie, capendo immediatamente quelle parole, non stramazzano a terra, ma si inginocchiano, come rivela il verbo greco ôpesan. Passiamo ora alla scena del ragazzo mezzo nudo descritta da Marco. Lo facciamo solo adesso perché, se Gesù ha potuto pronunciare quell’emblematico «Sono io» in piena serenità e in perfetta buona coscienza, come si evince dal racconto evangelico, significa che era lucido e non solo che sapeva quello che diceva, ma anche che non era sottoposto a turbamenti emotivi, in questo caso di carattere erotico. Analizziamo brevemente la scena. I discepoli, dopo l’arrivo delle guardie, scappano: «Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono» (Mc 14,50). Pietro ha una sua reazione tipica: taglia l’orecchio ad una guardia. Gesù lo riprende, risanando l’orecchio. E arriviamo così all’episodio chiave narrato dal solo Marco: «Lo seguiva però un ragazzo, che aveva addosso soltanto un lenzuolo» (Mc 14,51). Chi era questo ragazzo? Forse lo stesso Marco. Secondo alcuni interpreti, probabilmente tendenziosi, si trattava invece dell’amante omosessuale di Gesù, il quale, secondo la loro versione, doveva starsene appartato dietro qualche cespuglio assieme al ragazzo mezzo nudo... Poi arrivano le guardie e scoppia un tafferuglio generale. Il ragazzo sbuca fuori dal cespuglio e le guardie cercano di abbrancarlo: «[...] e lo afferrarono» (Mc 14,51). Lui, per non farsi prendere, lascia cadere il lenzuolo e scappa via. Nudo (cfr. Mc 14,52). Ora, risulta assai poco attendibile che Gesù, in mezzo a tutta questa confusione e dopo essere stato in intimità col ragazzo, potesse dire con estrema calma, come si evince dal racconto di Marco, quelle emblematiche e incisive parole pronunciate con serena autorevolezza e in piena coscienza per cui le guardie, gente non abituata alle maniere gentili, si inginocchiano sull’eco della Scrittura veterotestamentaria: «Sono io. Io sono». È più attendibile che, prima dell’arrivo delle guardie, il ragazzo se ne stesse dormicchiando da qualche parte nell’Orto degli ulivi, coperto solo da un lenzuolo leggero, dato che faceva caldo. E che Gesù, come al solito, se ne stesse appartato, da solo, a pregare. Inoltre, in un caso come questo, se avesse avuto un rapporto sessuale col ragazzo, Gesù avrebbe dovuto necessariamente trovarsi, dopo l’arrivo delle guardie, sotto l’influsso di un Es molto perturbato a causa degli istinti di una libido repressa, interrotta violentemente. E di conseguenza, inibito nella sua ricerca del piacere, l’Io avrebbe dovuto esprimere la propria indignazione in modo nevrotico, oppure la propria vergogna di fronte alle guardie e alla luce colpevolizzante e moralizzante del Super-Io. Ma non accade nulla di tutto questo. Egli pronuncia soltanto due parole dal peso semantico emblematico: «Sono io. Io sono». Il che, ancora una volta, non solo conferma l’intrinseca storicità del Vangelo, ma, all’interno della struttura storicistica, rivela la coscienza chiara, responsabile e «buona» dello stesso Gesù.*                   (Fonte : D'Auria e Bertolini, Gesù secondo Freud (Italian Edition) (pp.27-29). Effatà Editrice. Edizione del Kindle).

* Promesse ! *

* Un lontano giovedì sera...*

L'ultima cena.

* Per noi è duro ammettere d’avere un tarlo che corrode tutte le nostre buone intenzioni tanto da non farci essere buoni come pretenderemmo. Noi infatti amiamo vivere forme che si autogiustificano da sole e nella presunzione d’essere sempre o.k. Eppure a livello psicologico chi non ha autostima di se stesso non va lontano anzi si espone ad una vita depressa. Come mettere assieme dunque queste realtà così diverse? Secondo Paolo noi abbiamo il desiderio del bene ma ciò che ci manca è la pratica del bene. E se dunque ci sentiamo a posto è perché allora viviamo più di desiderio che di realtà e cioè di ciò che ci piacerebbe essere credendo di viverlo.*

* Unicità *

L'uomo è unico non perchè fa della scienza, né perché fa dell'arte, ma perché la scienza e l'arte sono, allo stesso modo, espressione della splendida plasticità della sua mente.

* Il pensiero *

Albert Einstein (Ulma, 14-03-1879 – Princeton, 18-04-1955), fisico tedesco naturalizzato svizzero e statunitense.

Un arrogante docente universitario che insegnava presso un istituto di istruzione superiore, sfidò i suoi giovani studenti con questa domanda: "Dio ha creato tutto ciò che esiste?" Uno degli allievi coraggiosamente rispose: "Sì, lo ha fatto!"

"Dio ha creato proprio tutto?" Chiese il professore. "Sì, signore, lo ha fatto certamente," rispose lo studente. Di rimando, il professore confutò: "Se Dio ha creato tutto, e dal momento che il male esiste, allora Dio ha creato il male. Quindi, in base al principio per cui quello che facciamo definisce chi siamo, allora si può dire che Dio è il male."

Il ragazzo rimase in silenzio, non sapendo rispondere alle ipotetiche congetture del professore il quale, visibilmente soddisfatto di sé stesso, si vantò con l'intera scolaresca di aver dimostrato, ancora una volta, quanto la fede cristiana fosse solo un mito.

A un certo punto, un altro studente alzò la mano e disse: "Le posso fare una domanda, professore?" "Certo," rispose quello. Lo studente si alzò in piedi e chiese: "Professore, esiste il freddo?" "Che razza di domanda è questa? Certo che esiste. Tu non hai mai avuto freddo?" Gli altri studenti si misero a ridere a quella provocazione.

"A dire il vero - obiettò il giovanotto - il freddo non esiste, signore. Secondo le leggi della fisica, ciò che noi consideriamo freddo, è in realtà l'assenza di calore. Qualsiasi corpo, o oggetto, può essere osservato solo quando ha o trasmette energia e calore. La totale assenza di calore è lo zero assoluto, e a questa temperatura, tutti i corpi diventano inerti, cioè, non in grado di reagire, per cui, il freddo non esiste, è una parola che abbiamo inventato noi per descrivere come ci sentiamo quando non abbiamo calore."

"Professore - continuò lo studente - l'oscurità esiste?" L'insegnante rispose: "Certo!"

Lo studente ribattè: "Ancora una volta, lei è in errore, professore. L'oscurità non esiste. In realtà, il buio non è altro che l'assenza di luce. La luce può essere studiata, l'oscurità no. Attraverso il prisma di Newton, noi possiamo scomporre la luce bianca nei vari colori, a seconda della lunghezza d'onda di cui è composta. Il buio no. Un semplice raggio di luce spezza le tenebre e illumina la superficie su cui va a cadere il fascio luminoso. Come possiamo sapere quanta oscurità c'è in un determinato spazio? Misurando la luce presente in quell'area, non è vero? L'oscurità è un termine che l'uomo ha creato per descrivere ciò che accade quando non c'è presenza di luce."

Infine, il giovane chiese al professore: "Signore, esiste il male?" L'altro rispose: "Certo che esiste, come ho menzionato all'inizio, noi vediamo le violazioni, i crimini e le violenze in tutto il mondo, queste cose fanno parte del male."

Lo studente concluse: "Il male non esiste, signore, o almeno non esiste in sé stesso. Il male è semplicemente l'assenza di Dio. Come nei casi precedenti, il male è un termine che l'uomo ha coniato per descrivere l'assenza del bene. Dio non ha creato il male. Non è come la fede o l'amore che esistono al pari di luce e calore. Il male è il risultato dell'uomo che non ha Dio nel suo cuore. È come il freddo in assenza di calore, o il buio quando non c'è luce."

Rimasto in silenzio, il professore scosse la testa, poi chiese: "Come ti chiami ragazzo ?" L'alunno rispose: "Albert Einstein, signore ! "