* Frasi che non si dimenticano *

* A livella, la poesia più amata di Totò * 1964

Antonio De Curtis, in arte Totò, muore alle tre di mattina del 15 aprile 1967, nell’ora in cui era solito andarsene a dormire. Il suo cuore, quel cuore a cui dedicava molte attenzioni tanto da fare frequenti elettrocardiogrammi, lo ha tradito. Muore nella sua casa, nel suo letto con l’amata Franca vicina.

* * * IL PRINCIPE * * *

Antonio de Curtis (Napoli, 15 febbraio 1898 – Roma, 15 aprile 1967) 1°parte - Intervista rilasciata nel 1963 nella propria abitazione di Via Monte Parioli, 4 - Roma.

2a parte.

Eduardo e Totò (1956).

Il rione Sanità è noto per aver dato i natali a Totò, in via Santa Maria Antesaecula,109.

Targa ricordo posta sulle mura dell'abitazione di Totò ove visse fino al 1921.

Totò nell'arco della sua vita ha sempre finanziato piccoli cani fino a quando qualche anno prima di morire, con Franca Faldini, creò nel 1960, a Roma nel quartiere periferico di Boccea, un canile, "L'Ospizio dei Trovatelli", per accogliere cani sperduti e sfortunati. Tutte le domeniche Totò si recava al canile per occuparsi dei cani che chiamava "I suoi angeli". Il canile, moderno e attrezzato, era arrivato a custodire ben 200 cani e costava 45 milioni di lire. Fino alla fine della sua vita , Totò ha sempre provveduto a mantenere e a gestire il rifugio.

Signori si nasce - 1960

Da «Signori si nasce» (1960) una delle celebri improvvisazioni del principe davanti alla macchina da presa.

«Dovetti darmi un pizzicotto per non ridere. Totò nel ruolo di Ottone Spinelli degli Ulivi detto Zazà fingeva la vedovanza. Io mi avvicinai e dissi la mia battuta: “Condoglianze signò”. E lui: “Grazie pure a te figlia mia”. A questo punto avrebbe dovuto baciarmi le guance. Fatto sta che, essendo più basso di me, si trovò giusto all’altezza del decolleté e inventò lì per lì: smack smack, seno destro seno sinistro. Per fortuna a quel punto era previsto che uscissi di scena: quelli della troupe ridevano tutti. Ovviamente non dissi nulla, anche se pensai che fosse forse un errore da correggere. Così, un po’ preoccupata, andai da Mattoli e gli chiesi: “Maestro, forse bisognerebbe rigirarla quella scena dei baci...”. E lui quasi inalberato: “Ma se è venuta benissimo, è un capolavoro! Vedrai, entrerà nella storia del cinema”. Io zitta, incassai. Ovviamente aveva ragione lui».

EDUARDO & TOTO'

Eduardo De Filippo è nato il 24 maggio del 1900 a Napoli ed è deceduto il 31 ottobre del 1984 a Roma. E' stato un drammaturgo, attore, regista e sceneggiatore uno degli artisti più eminenti del teatro italiano del Novecento, per la sua abilità di autore e la sensibilità di interprete che faceva perno sulla sottile rarefazione dei mezzi espressivi e su una raffinata tecnica espressiva.

Il suo atto di nascita dove si nota trascritto il civico 107 e non 109 come sapevamo.

Un manoscritto di Totò.

Un altra veduta della casa di Totò (secondo piano).

Cortile interno del civico 109 di Via Santa Maria Antesaecula.

La mostra al Palazzo Reale di Napoli del 12 aprile 2017 per ricordare i 50 anni dalla scomparsa.

Quartiere Parioli... collina dei Vip.

Siamo a Roma, al civico 4 di via Monte Parioli. La casa è su una collina che delimita il quartiere Parioli (un vecchio articolo de Il Tempo la chiama "la collina dei vip": limitiamoci a dire che due strade più indietro abitava Federico Fellini, per capirci) e l'appartamento di Totò era al terzo piano della palazzina (nella foto, quello con il balcone con più piante e la finestra centrale chiusa). La casa era in affitto (il contratto fu stipulato a nome Franca Faldini, la compagna di Totò) perché, secondo quanto riportato nel libro "Vita di Totò" di Ennio Bisturi, il principe De Curtis aveva venduto l'importante proprietà immobiliare che aveva nel vicino viale Bruno Buozzi (ai civici 64 e 98) in seguito ad un duro contenzioso con il Fisco. E quindi venne ad abitare qui nel 1960. Ogni sera il principe De Curtis rientrava accompagnato dal fido autista Cafiero, dopo le lunghe giornate lavorative alla Dear (sulla Tuscolana) o a Cinecittà. L'auto si fermava regolarmente davanti al portone, Totò scendeva accompagnato da Cafiero (a causa dei suoi problemi alla vista aveva già difficoltà ad andare da solo): l'autista poi concludeva la giornata conducendo la vettura nel garage alla destra dell'ingresso del palazzo. Per quanto se ne sa, Totò non era un gran frequentatore del quartiere (tuttora molto riservato) ma si sa che in primavera il principe De Curtis amava passeggiare nella pace della vicinissima Villa Balestra, raggiungibile facilmente a piedi e da cui si gode una vista a volo d'angelo su tutta la città. Con lui, spesso, l'amato cane Peppe. Dopo la morte,  il 13 aprile alle 11.20 Totò venne portato nella chiesa di Sant'Eugenio alle Belle Arti, posta esattamente alle pendici della collina dei Parioli. Nemmeno un chilometro dalla casa. Per la cronaca, la cerimonia si limitò ad una benedizione (che fu concessa grazie ad alcune amicizie che Totò coltivava in Vaticano e che si rivelarono preziose, in quanto la Chiesa avrebbe voluto negare la benedizione per il motivo della convivenza del principe De Curtis con Franca Faldini). Il saluto in chiesa, davanti alla comunità degli artisti, fu recitato da Nino Taranto, spalla preziosa di mille commedie. Alle 16 dello stesso giorno, Totò giunse a Napoli accolto, all'uscita dell'autostrada alla basilica del Carmine Maggiore, da una folla mai vista.
      Ed a Napoli Totò tuttora riposa, nel cimitero del Pianto. 

Il notiziario del 15 aprile 1967.

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