17/01/2019 - Oggi, undici anni fa, uno dei più grandi giocatori di scacchi di tutti i tempi, Robert James Fischer, è morto. Aveva trascorso tre anni in Islanda, due in relativa comodità e armonia, ma colpito poi da un'orrenda malattia alla fine del 2007 ci ha lasciati. Aveva un vero amico che si occupava di lui fino alla fine: Gardar Sverrison, che otto anni dopo scrisse un libro straordinario sul Fischer che conosceva e che divenne parte della sua famiglia. Oggi, in ricordo, riportiamo alcuni estratti commoventi dalla sezione finale del suo libro. (cont.)

Bobby circondato da piccoli fans...

* Bobby Fischer and his 1970 Dubrovnik chess set *

Bobby Fischer was born at Michael Reese Hospital in Chicago, Illinois on March 9, 1943.

Bobby Fischer Against the World - 2011 - Trailer

Una storia avvincente di un genio sublime degli scacchi e icona del 20th secolo. (Grandmaster Nìgel Short)

La sfida mondiale del 1972.

La madre, Regina Fischer , camuffata con una parrucca bionda, andò da Bobby in segreto nella sua camera di albergo prima della sfida contro Boris Spasskij.

IL PIU' GRANDE !

Boris Spasskij, il 10 agosto 2004, scrisse una lettera aperta al Presidente degli Stati Uniti in sostegno del suo collega: "Non voglio difendere o giustificare Bobby Fischer. Lui è fatto così. Vorrei chiederle soltanto una cosa: la grazia, la clemenza. Ma se per caso non è possibile, vorrei chiederle questo: la prego, corregga l'errore che ha commesso François Mitterrand nel 1992. Bobby ed io ci siamo macchiati dello stesso crimine. Applichi quindi le sanzioni anche contro di me: mi arresti, mi metta in cella con Bobby Fischer e ci faccia avere una scacchiera."

Anche se Fischer non giocò a scacchi in pubblico dal 1992, ci sono state diverse voci sul fatto che abbia giocato su Internet, ma nessuna di queste si ritiene abbia basi nella realtà. Nel 2001 emersero voci che sostenevano che Fischer giocò nell'anonimato delle partite lampo sull'Internet chess server usando aperture estremamente svantaggiose, ma battendo nonostante ciò dei giocatori molto forti. Il Grande Maestro britannico Nigel Short riportò la sua esperienza in un messaggio che venne discusso in un thread di Usenet. Si è suggerito che il misterioso Fischer sia in realtà un computer; si può trovare un'analisi ai punti 134 e 139 di Tim Krabbé's chess diary. Quando venne intervistato a tal proposito, Fischer dichiarò di non aver mai giocato online.

Bobby Fischer amava fare l’esatto contrario di quello ci sarebbe aspettato da lui. Andava nei ristoranti poco prima che chiudessero, per non dare nell’occhio. Ordinava birra organica e chiedeva ai camerieri se il salmone del menu fosse selvaggio o di allevamento. Se era selvaggio, non lo prendeva: è una razza protetta. Alla radio ascoltava con piacere Björk, ma anche gli incontri degli alcolisti anonimi: trovava alquanto singolare che certe persone riuscissero a parlare così apertamente dei propri problemi. Si lamentò ripetutamente della sua donna delle pulizie perché non sorrideva mai e una volta, pur di non dover guardare in faccia il tecnico informatico che era in casa per riparargli il pc, gli diede indicazioni via telefono da un’altra stanza. Testardo, egocentrico, controverso, paranoico e asociale, l’ultimo Bobby Fischer si diceva interessato unicamente a tre cose: le donne, i soldi e la teoria del complotto giudaico. Avrebbe potuto essere un perfetto berserker, furioso guerriero medievale perennemente alla ricerca di un nemico verso cui indirizzare le proprie ire. Tuttavia Helgi Oláfsson, gran maestro e più volte campione nazionale islandese, ha un’idea alquanto diversa sull’uomo-Fischer. Nel libro, Bobby Fischer Comes Home, Helgi afferma che gli eccessi e follie di Fischer non erano altro che un modo di comunicare la sua inadeguatezza. Il più rivoluzionario giocatore di scacchi della storia era un vulcano intermittente, un’anima disperata che aveva passato gran parte della sua esistenza a sentirsi una sorta di Elephant Man, ma che nei pressi del Circolo Polare Artico era riuscito a trovare intervalli di normalità. In uno slancio di raro ottimismo, poco prima di morire aveva confidato a un infermiere che «niente allevia il dolore quanto il tocco umano». Il legame tra Bobby Fischer e l’Islanda, tanto bizzarro quanto inscindibile, conserva intatto tutto il suo profondo fascino.

Bobby Fischer with Jinky Young and live in partner Marilyn Young in 2004.

Garry Kasparov visita la tomba di Bobby Fischer.

Il 9 marzo del 2014 (sarebbe stato 71 compleanno di Bobby Fischer ) Garry Kasparov ha visitato la sua tomba a Laugardælir, Selfoss, (Islanda). E 'stato un momento unico per gli scacchi. Due dei più forti giocatori di scacchi della storia che non si sono mai incontrati e, quindi, non sono mai stati così vicini l'uno all'altro. Chess.com era lì a testimoniare il momento e fare una breve intervista con il signor Kasparov.

Robert James "Bobby" Fischer

Robert James Fischer, detto Bobby (Chicago, 9 marzo 1943 – Selfoss (Reykjavík) 17 gennaio 2008).

La sua arma era la memoria. Assoluta. Il suo segreto era la solitudine. Assoluta. La sua morte è stata la follia. Assoluta. Se davvero sapessimo che cosa è la pazzia, potremmo dire che Bobby Fischer era pazzo. Ma lui avrebbe riso di noi, come rideva di sé stesso quando si autosconfiggeva, nella stanzetta di Brooklyn giocando da solo.   ( Vittorio Zucconi )

La sfida del secolo a fumetti.

Bobby Fischer e Susan Polgar giocano a "Fischer Random". E' il 1993.

Le immagini, in ordine cronologico, mostrano le prime mosse del gioco (1.g3 e5 2.Nb3 b6 3.f4 exf4).

Durante il soggiorno di Fischer a Saint Stefan nel 1992 [la seconda partita Fischer-Spassky], raccomandò di mescolare tutti i pezzi a caso nella fila posteriore prima dell'inizio di ogni partita.

Si è scoperto che il primo piano di Fischer avrebbe fatto 2400 diverse posizioni di inizio.

Subito dopo il suo sensazionale ritorno alla scena degli scacchi nel 1992, ha iniziato a sperimentare privatamente con questo tipo di scacchi contro colleghi e visitatori occasionali.

Un primo piano.

Rifuggendo dallo stereotipo del genio folle, una ricostruzione che mette in luce la dimensione più umana del controverso campione di scacchi. Alti e bassi di un personaggio avvolto nel mistero che ha affascinato milioni di americani. Una ricostruzione che potrà deludere gli appassionati del gioco che non avranno a disposizione una sovrabbondanza di informazioni sulla perizia tecnica di un loro beniamino. Troverà invece il favore del più vasto pubblico di coloro i quali, dietro alla facciata di ascese e cadute, vanno alla ricerca della dimensione più umana e interiore di un personaggio come Bobby Fischer.

Il suo nuovo passaporto con la cittadinanza islandese.

* In viaggio per Reykjavík *

* Il Passaporto *

Un saluto in allegria.

Clip d'epoca

Bobby Fischer poco prima che si ammalasse. I giornali scrissero che, nonostante Kasparov e i computer, Fischer era rimasto insuperato in quanto a combattività e capacità di concentrazione, ispirando così schiere di appassionati che negli anni hanno trasformato Laugardælir in un piccolo luogo di pellegrinaggio.

Edifici in Klapparstigur. In questo edificio, al quarto piano, Bobby ha vissuto gli ultimi due anni della sua vita.

La libreria Bòkin dove si ritrovava spesso, a suo agio, in mezzo a centinaia di libri.

Il suo bar preferito.

In esposizione nel bar, qualcosa che parla di lui... La Liberazione.

Il 3 Frakkar ristorante gourmet di pesce frequentato da Bobby. E quì è esposta in sala, la foto scattatagli da Einar Einarsson.

L'ultima foto di Bobby scattata da Einar Einarsson al “3 Frakkar” di Reykjavík.

La sedia della libreria Bòkin dove Bobby passava il suo tempo consultando libri di vario genere.

Un ricordo di Spassky esposto al Fischer Center.

In una vetrina del museo vari libri su Bobby, fra i quali "Una psicobiografia di Bobby Fischer".

Libri con foto inedite.

Il libro dove sono raccolte tutte le sue lettere.

Qui vediamo Bobby in compagnia della signora Polgar con le due figlie, Judit e Sofia.

Fischer, che ha abbandonato gli scacchi professionalmente dopo il titolo di campione del mondo, è con Judit Polgar, la più grande giocatrice di scacchi femminile di tutti i tempi. Ha battuto 10 campioni del mondo maschile, tra cui Anand, Carlsen e Kasparov, e ha anche battuto il record di Fischer di essere il più giovane gran maestro dell'epoca.Bobby si arrabbiò quando lo seppe, ma poi accettò l'invito di trasferirsi, per un po' di tempo, presso la famiglia di Judit, a Budapest.

Estate 1992. La famiglia "reale di scacchi d'Ungheria" composta da Laszlo, sua moglie Klara e le figlie: Susan 23 anni, Sofia 18 e Judit 16. (Judit è ancora al momento il numero 1 degli scacchi femminili nel mondo, ha sconfitto Boris Spassky un anno dopo la rivincita con Fischer, guadagnandosi un compenso di 110.000 dollari) mentre la figlia maggiore di Laszlo, Susan, già gran maestro, era appena tornata da un torneo in Perù per vedere Bobby.

Susan e Bobby con il gattino di casa.

Judit Polgar (Budapest, Ungheria 23.7.1976). Ottenne il titolo di Grande Maestro assoluto nel 1991 a soli 15 anni, 4 mesi e 28 giorni (migliorando di un mese il precedente record di Bobby Fischer), vincendo a sorpresa il campionato ungherese assoluto davanti a Sax e Adorjan.

Le tre sorelle Polgar sono tra le più note campionesse di scacchi; lo sono diventate a seguito di quello che si potrebbe definire ‘un esperimento da manuale’ del padre, Laszlo Polgar. Insieme alla moglie Klara contestò i sistemi di insegnamento ungheresi e riuscì a non mandare a scuola la figlia primogenita, Szuzsa, e successivamente anche le altre due figlie, per educarle in casa; fu una casualità se la materia di ‘specializzazione’ furono gli scacchi.

Il ‘programma educativo’ di Polgar padre prevedeva 5 ore al giorno di scacchi, alcune ore dedicate alle lingue straniere, alla storia e alla geografia (quando saranno campionesse, diceva Laszlo Polgar, e viaggeranno per il mondo, dovranno sapere dove si trovano e poter parlare con tutti); poi nuoto e ping-pong per l’attività fisica e ‘barzellette’ per formare il senso dello humor. L’esperimento fu accolto da tutti con grande scetticismo, ma le cose cambiarono quando le tre ragazze divennero davvero grandi campionesse.

A quel punto Laszlo si oppose al fatto che le ragazze giocassero tornei femminili e ne nacque una disputa con la Federazione e il Governo ungheresi, che vietarono alla ragazze di partecipare a tornei in Occidente. Finalmente nel 1988 Laszlo Polgar accettò che le figlie giocassero le Olimpiadi femminili a Salonicco. Fino a quel momento le sovietiche avevano vinto 11 delle 12 edizioni disputate (assenti nel 1976 perché si giocava in Israele): a Salonicco vinsero le Polgar e la squadra dell’Urss arrivò seconda. Stesso risultato due anni dopo a Novi Sad.

A 13 anni Judit vinse il mondiale Under 14 (maschile!). Nel 1999 è arrivata nei quarti del Campionato del Mondo (assoluto/maschile) dopo aver vinto nel 1998 l’Open degli Stati Uniti, unica donna a riuscirci. Dopo aver vinto insieme alle sorelle le Olimpiadi (femminili) nel 1988 e 1990, ha smesso di giocare tornei femminili, preferendo sempre giocare solo quelli con avversari uomini.

* RAI, 26-05-2019 *

Riprese in occasione della manifestazione organizzata dall’Ambasciata di Ungheria in Roma, all' Accademia d’Ungheria, in collaborazione con la Fondazione Scacchi Judit Polgár e la Federazione Scacchistica Italiana, il 17 maggio 2019.

Una graduatoria di Judit dell'anno 2004.

Reykjavík, 1 gennaio 2007 ore 19.35 - con la sua compagna Miyoko Watai assieme ad un gruppo di amici.

I zoccoli birkenstock di Bobby. Preferiva, solitamente, questo tipo di calzature.

* Verso l'eterno riposo *

La lapide a Laugardælir, Selfoss, (Islanda).